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Storia dell'apnea
Dalle origini ad oggi
L’apnea per definizione è la cessazione o sospensione dell’attività respiratoria. Sospendere volontariamente la respirazione è un comportamento che l’uomo da millenni compie spontaneamente ed istintivamente prima di immergere il viso nell’acqua. Il desiderio di scoperta del mondo sottomarino forse sembra recente ma in realtà è antico quanto è antica la curiosità dell’uomo ed il suo innato bisogno di scoprire e ricercare.
Datare l’immersione subacquea non è compito facile. Gli storici ci informano solo della presenza di pescatori “subacquei” nel Mar Baltico circa diecimila anni fa. Forse le conchiglie possono aiutare gli storici in questa ricerca perché rappresentano le prime testimonianze di una utilizzazione delle risorse marine nella preistoria. In Babilonia, a Bisunaya, vennero trovati oggetti incrostati di madreperla, opere di artisti vissuti 4500 anni or sono. Mille anni più tardi, a Tebe, allo stesso scopo venivano usate conchiglie di ostriche perlifere. Senza dubbio, in quei tempi remoti, i primi “sub” della storia s’immergevano davanti alle coste del Golfo Persico e del Mar Rosso, per raccogliere conchiglie, perle o spugne oppure ostriche, apprezzate come alimento prima che la madreperla venisse usata per gli intarsi.
La leggenda e la storia ci hanno tramandato molti fatti e imprese compiuti da “apneisti” nei vari secoli per scopi di diversa natura. Tra i tanti vale la pena ricordare:
  • la leggendaria immersione di Alessandro il Grande, che si fece calare sott’acqua rinchiuso in un contenitore costruito su misura;
  • quella di Glauco, pescatore di spugne della civiltà cretese (2000 a.C.), citato da Erodoto, che raggiungeva i -100 metri ed aveva anche 10 minuti di apnea perché si nutriva di una particolare alga magica (Glauco, con ogni probabilità, rappresenta anche la prima descrizione di un decesso in acqua per sincope anossica). Racconta, infatti, Erodoto che Nettuno, il dio del mare, affascinato dalle imprese di Glauco, un giorno lo trattenne sott’acqua alla sua corte tra le nereidi e le sirene ed il suo corpo riaffiorò cosparso di alghe;
  • gli “urinatores” dell’Esercito Romano, paragonabili ai moderni commandos di marina con veri e propri compiti di incursione subacquea;
  • il pescatore greco Scyllias e sua figlia Cyana che, secondo il racconto di Erodoto nel 480 a.C., in una incursione subacquea notturna, tagliarono i cavi di ormeggio delle navi da guerra della flotta persiana di Serse provocandone seri danni;
  • il Siciliano Nicola Pesce, citato da molti autori tra cui i gesuiti Padre Fourmer e Kucher, che intorno al 1150 superava anche i -100 metri;
  • i mitici pescatori di perle e coralli polinesiani ed i pescatori di spugne greci tra i quali ricordiamo Georgios Haggi Statti, trentacinquenne da Simi, che nel 1913 recuperò nelle acque dell’Egeo, a -80 metri di profondità, l’ancora incagliata della nave militare italiana “Regina Margherita”.
Ben diversi gli scopi per gli apneisti del secondo cinquantennio del XX secolo:
  • Raimondo Bucher, pioniere del profondismo italiano, primo a raggiungere i -30 metri nel 1950 ed i -44 nel 1952;
  • Enzo Maiorca e Jacques Mayol, che tra gli anni sessanta e ottanta, in una sfida interminabile, raggiunsero profondità variabili dai -60 ai -100;
  • Umberto Pelizzari, Luca Genoni ed il cubano Pipin, profondisti dell’ultima generazione, che con i record nelle varie specialità e con oltre i -150 metri hanno ulteriormente allargato l’orizzonte dell’apnea.
Tutti atleti che negli anni, animati dallo stesso spirito di conquista, hanno realizzato imprese eccezionali raggiungendo profondità sempre più ragguardevoli dando impulso anche alla ricerca scientifica e tecnologica.
Dalla marina militare italiana nel 1949 giunge il termine di “sommozzatore” per indicare il subacqueo che s’immerge in situazioni di respirazione autonoma e quello di “apneista” per indicare colui che s’immerge in apnea e cioè in arresto respiratorio volontario.
Sempre nel 1948 sorgono le prime associazioni e con esse il nuovo sport.
A soli tre anni dalla fine del conflitto mondiale, unica tra le federazioni competenti, la FIPS ne apprezza e prevede gli sviluppi futuri accogliendolo nella sua organizzazione.
Nello stesso anno troviamo la prima manifestazione agonistica, una gara di tecnica subacquea, ed i primi corsi per l’insegnamento dell’immersione in apnea.
Un corso di apnea si occupa della formazione dell’uomo subacqueo e cioè della sua capacità ed idoneità a muoversi, comportarsi, ragionare e tutelarsi nel mondo sottomarino.
Migliorare la preparazione fisica, giungere ad una sempre più profonda e consenziente preparazione mentale con lo scopo principale di raggiungere la sicurezza in acqua: questi in sintesi gli scopi di un corso per apneisti.
Andare sott’acqua significa adattarsi a condizioni psico-fisiche nuove; diversi sono gli stimoli che riceviamo e le reazioni che abbiamo rispetto a quelle della vita di tutti i giorni. Ci abitueremo a muoverci in un’altra dimensione e questo sarà possibile, piacevole e non sarà faticoso perché il nostro organismo è in parte predisposto, possiede capacità simili a quelle dei mammiferi acquatici, quasi a ricordarci le lontane origini comuni e cioè quando la vita si svolgeva nell’acqua.

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